Pubblicato da: pebble7 su: dicembre 9, 2008
MI TRASFERISCO.. RINGRAZIO WORDPRESS PER L’OSPITALITA’, MA QUANDO SI TRATTA DI BLOG NON HO ANCORA TROVATO IL MODO PER FERMARMI IN PIANTA STABILE DA UNA PARTA O DALL’ALTRA, SONO UN UCCELLINO DI BOSCO..
PER CHI VOLESSE VENIRMI A TROVARE NELLA NUOVA CASETTA ECCO L’INDIRIZZO:
http:\\majokko.style.it
LASCERO’ QUESTO BLOG VISIBILE ANCORA PER UN PO’ POI LO CHIUDERò DEFINITVAMENTE.. CIAO!
Pubblicato da: pebble7 su: novembre 26, 2008
Dovrei essere a letto già da un po’, purtroppo ho il vizio di mettermi davanti al computer a guardare il telefilm di turno, comodamente sdraiata a letto. Passo delle ore a guardare un episodio dopo l’altro, e poi a spulciare i blog. Sto odiando la mia vita sedentaria in modo particolare ultimamente. Non sopporto la pancetta accumulata a causa di qualche malsana abitudine alimentare ma soprattutto dalla quasi assoluta mancanza di attività fisica. A mia discolpa posso dire che le palestre per ora le considero off-limit, perlopiù per il costo. Quando ero in Erasmus ho frequentato la palestra per un mese e mezzo, costantemente, 3 volte a settimana. Una cosa a dir poco impensabile per chi mi conosce. Pagavo 1,50 sterlina a entrata (non è uno scherzo, in genere nei paesi civilizzati funziona così: certe categorie, diciamo gli studenti per esempio, hanno grosse agevolazioni economiche. Già, parlando di paesi civilizzati, escludiamo pure l’Italia) e siamo onesti, diventa davvero allettante lavorare sulla propria figura e ammazzarsi di sudore quando è anche economico. Non sono una che odia lo sport, anzi. Ho praticato nuoto e pallavolo per anni, e a scuola qualsiasi attività sportiva svolgessimo ero sempre tra le migliori se non la migliore (certo, all’epoca ero anche allenata!). Sono semplicemente fuori dal giro da troppo tempo e ora mi riesce difficile ricominciare. Vorrei andare perlomeno a camminare qualche volta, ma c’è un freddo cane e ora fa buio troppo presto. Sì lo so sono scuse patetiche, devo alzare il culo e decidermi a fare qualcosa. Aldilà del discorso sulla linea penso sia anche una questione di benessere. Ho già fatto un passo fondamentale quest’anno (smettere di fumare), mi piacerebbe continuare sulla buona strada e perdere qualche chilo. Non sopporto il fatto di dover evitare le maglie aderenti perchè segnano la pancia facendomi sembrare Homer Simpson coi postumi di una colossale sbronza. Pigrizia contro vanità, chi la spunterà?
Per il resto in questi giorni sto studiando per l’esame di tedesco, e devo iniziare a dare un’occhiata anche a latino. L’esame è fra 2 settimane, e l’ho già rimandato quelle 3-4 volte nell’arco di un anno, perciò devo impegnarmi e studiare. L’importante è superare lo scoglio psicologico, è ciò che mi sta bloccando, è ciò che ha fatto deragliare la mia carriera universitaria. Cerco di rimanere positiva, e sebbene non mi stia ammazzando sui libri (come del resto non ho mai fatto), sicuramente mi sto focalizzando sui miei impegni. Tra parentesi, ho studiato tedesco per 5 anni al liceo, l’ho poi accantonato all’università pur avendolo scelto come terza lingua, dicendomi: “Posso darlo quando voglio l’esame, l’ho già imparato alle superiori!”. Invece, come qualsiasi altra lingua che non venga coltivata e rinfrescata con costanza e periodicità, il tedesco è andato a nascondersi in un angolino remoto del mio cervello, e sto pian piano costringendolo a uscire allo scoperto dopo anni di letargo. GESUNDHEIT!
Viaggi: ultimamente sto ripensando con nostaglia a New York. Sarà perchè tra elezioni americane e crisi economica quasi quotidianamente vedo scorrere immagini della Grande Mela alla tv, sarà che si avvicina il natale e ho sempre pensato a N.Y. come la città natalizia per eccellenza, sarà che un paio di persone che conosco ci sono state o ci andranno recentemente.. ho iniziato a rivalutarla. Ma questa storia merita un post a parte quindi per ora vi saluto (spero di riuscire a dormire presto).
Pubblicato da: pebble7 su: novembre 14, 2008
No, non è il titolo di un post strappalacrime sulla mia vita sentimentale, ma la traduzione originale di Ransie la strega, manga del 1982 da cui è stata tratta una serie animata famosa anche in Italia (non ho avuto il piacere di vederla, da quel che ho letto su internet veniva trasmessa su tv locali). Comincio proprio da Ransie a parlare dei miei manga preferiti: non perchè sia il mio preferito in assoluto ma perchè sto terminando di leggerlo in questi giorni.
La storia inizia presentando Ranze Eto (nome originale), studentessa svogliata e sognatrice, e la sua famiglia a dir poco stramba: il padre è infatti un vampiro, la madre un lupo mannaro. I suoi genitori appartengono al Regno Magico ma da anni vivono in incognito tra gli umani. Ranze è considerata la pecora nera della famiglia, in quanto alla veneranda età di 15 anni ancora non ha manifestato alcun potere soprannaturale. Finchè un giorno scopre di potersi trasformare in qualsiasi cosa o persona morda: ne fa le spese la compagna di scuola Kamiya, figlia di un potente boss mafioso, nonchè sua rivale in amore: sono infatti entrambe innamorate del bellissimo e misterioso Shun Makabe (un personaggio alla Dylan McKay, per intenderci..). Iniziano così le peripezie di Ranze alle prese da una parte con la scoperta dei propri poteri e le disavventure nel Regno Magico, dall’altra con il goffo tentativo di farsi notare dall’amato Shun. Ovviamente romanticismo e magia arriveranno ad intrecciarsi con risvolti imprevedibili..
Ransie la strega è un manga per ragazze, inutile negarlo! Nonostante la storia abbia risvolti decisamente demenziali e umoristici, lil fulcro della vicenda è il mondo di Ranze ed il suo amore smisurato per Shun; certi momenti di tenerezza e commozione non sono destinati a fare breccia nei cuori dei maschietti! Con ciò non voglio dissuadere alcun ragazzo dal leggere Ransie, ma basandomi sui manga che leggono Uomo e altri miei amici posso escludere con relativa certezza che gli argomenti trattati siano adatti a un pubblico maschile. Rivolgendomi invece all’altra metà del mondo, consiglio la lettura di questo manga, anche se qualche piccolo difetto lo devo segnalare:
- il manga si compone in realtà di 3 filoni narrativi differenti, ognuno dei quali con un diverso protagonista (anche se Ranze sarà presente per tutto il corso del manga, seppure come personaggio secondario). Ci sono rimasta male quando Ranze ha abbandonato le vesti di primadonna per lasciare lo scettro di protagonista a.. (non posso dirlo, sarebbe un grave spoiler): rispecchiava alla perfezione la mia eroina ideale! Due nomi per darvi un’idea: Yukino Miyazawa e Benio Hanamura! Ecco i miei personaggi di manga preferiti!
Per farla breve, Ranze è il personaggio meglio riuscito e la prima parte è indubbiamente la migliore (a mio parere), per dinamismo e per simpatia dei personaggi, che sono ancora pochi e quindi sono meglio definiti. Con il procedere della storia la scena si fa un po’ affollata e personalmente ho avuto qualche difficoltà a ricordare nomi, parentele e quant’altro.
- Con l’avvicendarsi dei filoni narrativi la storia si fa forse un po’ ripetitiva e perde in comicità, un elemento essenziale per me in un manga. A costo di sembrare banale, adoro le scene demenziali in cui si vedono grandi occhi sbarrati, goccioline di sudore che scendono sul viso, personaggi in versione super-deformed che s’incazzano di brutto e sclerano dicendo cose insensate!
(ecco la mamma di Ranze in versione animata, in uno dei suoi frequenti attacchi d’ira)
Per concludere: manga divertente, spiritoso, a tratti demenziale, con tanto romanticismo e fantascienza. Consigliato a un pubblico femminile. Nota: non affezionarsi troppo a Ranze!
Pubblicato da: pebble7 su: novembre 6, 2008
Berlusconi su Obama: è giovane bello e abbronzato.
Pebble su Berlusconi: è vecchio, brutto come la fame, e lo strato di cerone ci impedisce di classificare il suo incarnato.
Pubblicato da: pebble7 su: novembre 6, 2008
Ieri volevo scrivere due righe sulla vittoria di Obama ma ho pensato che l’ennesimo commento sulla vicenda potesse apparire superfluo e insignificante. Poi mi sono detta: non voglio sembrare un marziano che vive sotto una campana di vetro isolata acusticamente (l’unica specie a essere immune della sindrome delle elezioni americane), perciò qualcosina voglio scrivere, senza dilungarmi perchè trovo che le parole più adatte siano già state pronunciate.
Credo che ieri sia stata una giornata storica, perchè se l’elezione del presidente degli Stati Uniti, ammettendo comunque che sia una figura universalmente conosciuta, riesce ad appassionare una nazione più di quanto non possano fare i governanti di quella stessa nazione, significa molto. Personalmente mi sono sentita più coinvolta seguendo la corsa alla Casa Bianca di Obama e Mc Cain di quanto non lo sia mai stata nei relativamente pochi anni in cui seguo la politica di casa nostra. Questo perchè una figura come Obama in Italia non c’è mai stata, e temo non ci sarà per molto tempo. Obama, un uomo semplice, populista se si vuole, ma dagli ideali veri e concreti e tremendamente affascinante nell’esporli. Un uomo in cui la nazione più potente e influente del mondo ha riposto tutte le speranze e i sogni per l’avvenire. Un uomo che è riuscito a far cadere le barriere tra Stato e Popolo, perchè quando lo guardi ti sembra uno come tanti, non colui in cui si riverserà un potere immenso, tale da dedicidere le sorti dell’economia mondiale (non vorrei esagerare ma mi pare che sia proprio così). Sono contenta che Obama abbia vinto, e volevo condividere questo pensiero con tutti voi.
Mc Cain: non condivido le sue idee e quelle del suo partito, anche se ho apprezzato il distacco che ha voluto mantenere nei confronti di Bush in campagna elettorale. Ho visto però su youtube il filmato della sua apparizione al Saturday Night Live, accanto a Tina Fey nella parte di Sarah Palin, e mi è sembrato un uomo buono e sinceramente emozionato. Tanto di cappello, è stato un valido avversario, ma ha scelto il momento sbagliato per candidarsi: praticamente avrebbe dovuto battere il destino. L’ho apprezzato tantissimo nel discorso che ha fatto dopo la sconfitta, in cui ha riconosciuto il netto successo di Obama e ha invitato i suoi sostenitori a non fischiarlo. Mi è sembrato davvero una brava persona: quale politico italiano avrebbe pubblicamente fatto i complimenti al suo avversario in modo tanto pacato e sincero?
Pubblicato da: pebble7 su: novembre 3, 2008
Dopo un mese e mezzo sono pronta per scrivere un aggiornamento. Ebbene, sono lieta di comunicare al mondo che dopo il fatidico 25 settembre non ho più toccato alcun bastoncino cancerogeno (poche settimane da non fumatrice e sono già una salutista rompiballe!). Il libro, almeno nel mio caso, è stato un completo successo. Non ho perso tempo a interrogarmi su come abbia agito sulla mia psiche, quali tattiche sopraffine siano nascoste tra le pagine apparentemente innocue del prezioso libercolo: semplicemente ho constatato con gioia che, qualsiasi sia la formula magica, l’incantesimo è riuscito. Quando dico che non ho più fumato, intendo che ho praticamente cancellato tutta la mia esperienza precedente come fumatrice. Non ho sofferto di crisi di astinenza, ripensamenti, torture psicologiche autoinflitte per consolidare la mia posizione. Non sono stata preda della tentazione di riprendere il vizio quando mi trovavo in presenza di persone che fumavano. Semplicemente smettere di fumare è stato semplice come bere un bicchiere d’acqua: cioè come compiere un gesto talmente naturale da passare del tutto inosservato. Non nego di ripensare qualche volta alla sigaretta: ma non in senso nostalgico! Magari ripenso ad alcuni momenti della mia vita in cui essa mi è stata compagna e testimone; in fondo ho fumato dai 15 ai 23 anni, i cosiddetti ‘migliori anni della nostra vita’. Ad esempio, quando ero in Erasmus fumavo tantissimo, in particolare nella solitudine della mia stanza. Quando non c’erano feste o uscite con gli amici in programma mi sedevo alla scrivania accanto alla finestra, stendevo le gambe, accendevo il portatile, portavo la sigaretta alla bocca, e passavo le serate a guardare anche 10 episodi di Scrubs o Friends dietro fila, andando a letto a orari improponibili. L’unico ostacolo al mio dannosissimo vizio era l’assurdo prezzo delle sigarette (ero in Gran Bretagna del resto). Ecco, penso alla sigaretta come a un amore del passato: mi fa sorridere teneramente il pensiero di quanto l’abbia amata, ma non tornerei mai indietro perchè so di aver fatto la cosa giusta.
Correrò il rischio di essere insopportabilmente pedante, ma voglio affrontare l’argomento per l’ultima volta, poi giuro che non vi assillerò più: so che la sigaretta può sembrare un supporto da cui è impossibile separasi, pena il trascorrere giorni mesti a piangere di fianco al telefono aspettando che LEI vi chiami (eh eh.. metafora un po’ assurda ma efficace per rendere l’idea!). Ero una fumatrice conscia dei pericoli e dei danni legati ad essa, e come tutti rimandavo a una futura gravidanza o a un età più avanzata il momento per smettere: la verità è che, come già sapete, non smetterete mai di vostra spontanea volontà, da un giorno all’altro. L’unica cosa da fare è entrare in una dannata biblioteca o libreria che sia e comprare quel libro, leggerlo, e male che vada avrete speso 8 euro per niente. Ma sono certa che funzionerà, e vi ritroverete come me a cercare adepti tra i vostri amici e familiari. Leggere il libro è un po’ come aderire a Scientology..
P.S: se anche Carrie Bradhsaw ha smesso di fumare..
Pubblicato da: pebble7 su: ottobre 28, 2008
Inutile ripetere quanto mi piacerebbe vivere in Giappone! Un paese che mi ha sempre affascinato, fin da quando iniziai a conoscerlo attraverso lo schermo, nelle immagini dei cartoni animati della mia infanzia. Scoprendo poi internet e il mondo dei blog ho potuto mettere a fuoco l’obiettivo su questo meraviglioso popolo, e scoprire centinaia di nuove caratteristiche (perlopiù qualità), per cui mi riesce difficile immaginare un posto altrettanto stimolante in cui vivere: mi vengono in mente soltanto due metropoli all’altezza, New York e Londra. Il luogo che io identifico come ‘Il Giappone ideale’ è Tokyo: ovviamente sono conscia del fatto che il Giappone sia molto di più che la sua capitale! E che abbia talmente tante sfaccettature dal punto di vista naturale, ambientale, culturale e urbano che risulta riduttivo focalizzarsi sulla metropoli. Ma quando penso al mio locus amoenus, penso a Tokyo: quella dei manga, in cui le ragazze escono da scuola in divisa e si fermano a prendere un gelato a Shibuya, facendo un giro tra i grandi centri commerciali. Quella delle luci sfavillanti, della tecnologia, dei love-hotels, dei templi e dei parchi, ma anche dei grattacieli e del “trovi tutto a qualsiasi ora del giorno e della notte’. Insomma: una Tokyo modaiola e spensierata! Una Tokyo in cui la nuova consolle Nintendo costa poco più che 150 euro..
.. sono capitata sul blog di un signore che ha sposato una donna giapponese e che quindi si trova spesso in Giappone. Parlava appunto dell’uscita della Nintendo DSi, e alla fine dell’articolo c’era il video della pubblicità originale giapponese, con la scritta in sovraimpressione: 18.900 yen. Incuriosita, ho cercato su internet il tasso di cambio euro/yen, da cui è risultato che la nuova Nintendo costa circa 156 euro! Praticamente il prezzo della ‘vecchia’ versione (in realtà la DSi uscirà il 1 novembre in Giappone, e non si sa quando nel resto del mondo) qui da noi! Non oso immaginare quanto potrebbe arrivare a costare in Italia..
A proposito: mi sembra di aver accennato che per il compleanno di Uomo gli regalai un Ipod nano da 8G. Lo comprai sul sito della Apple, a 189 euro, nella versione (PRODUCT) rossa che devolve una parte dei profitti in beneficienza. Feci un notevole sforzo economico, perchè allora -e si parla di 3 mesi fa, non di un anno!- i modelli da 4G (prezzo 139 euro) erano disponibili soltanto in grigio e nero. Per avere un Ipod colorato bisognava optare per quelli da 8G, a 189 euro come detto sopra. Immaginatevi il mio stupore un mese e mezzo fa quando lessi sul giornale che la Apple aveva lanciato il nuovo modello di Ipod: non ne avevo sentito parlare da nessuna parte, nè avevo letto la notizia su internet. Andai sul sito della Apple e scoprii che la versione da 8G costava ora 139 euro, disponibile in 9 fantastici colori! Che rabbia! Se avessi atteso solo un paio di mesi avrei potuto comprargli la versione nuova, che trovo assai migliore dal punto di vista estetico, risparmiando 50 euro! Mah! Io sono fortunata così quando si tratta di tecnologia..
(qui sopra il video di presentazione della DSi)
Pubblicato da: pebble7 su: ottobre 27, 2008
Da qualche giorno mi diverto a scovare su Youtube video in cui delle ragazze mostrano come si creano varie acconciature, e in particolar modo come si usano piastra e arricciacapelli. Ho i capelli mossi, abbastanza spessi e soprattutto folti e disordinati! Insomma, una massa pressochè informe che mi ha sempre fatto tribolare. A 14-15 anni circa ho scoperto la piastra lisciante; c’è stato un periodo al liceo in cui la usavo spesso, ma per pigrizia non sono mai stata troppo precisa e paziente da ottenere risultati ottimali. Considerata la natura del mio capello, infatti, avrei dovuto prima asciugare con spazzola rotonda e phon, per poi perdere altro tempo a separare in piccole ciocche i capelli e lisciarli accuratamente con la piastra. Diciamo che la mia manualità è pessima quando si tratta di certi lavori di precisione, da cio potete dedurre come non abbia mai voluto imparare l’arte del capello perfetto. Però sostanzialmente, come qualsiasi ragazza che abbia i capelli mossi, li vorrei avere lisci. Anche se Uomo e molte altre persone sostengono di preferirmi con i boccoli, non sono convinta: se non altro per la comodità che un capello liscia comporta. I miei invece sono crespi, si gonfiano.. un disastro! Fatto sta che solo recentemente ho deciso di applicarmi un minimo in questa causa, invidiosa di come molte delle mie amiche riuscissero a gestire e a curare le loro chiome. Innanzitutto ho deciso di cambiare finalmente piastra: quella vecchia era un mattone antidiluviano (aveva ormai 7 anni), scomoda e pesante da maneggiare, lenta nel riscaldarsi, il pettinino si era staccato quasi subito, perciò era necessaria più di una passata per ogni singola ciocca. Ma i capelli non possono sopportare a lungo un simile strazio! E di doppie punte ne ho già abbastanza. Così, come regalo di compleanno, ho chiesto a mia sorella una piastra nuova, optando per la Bellissima Creativity della Imetec, con le due piastre che si riscaldano all’interno e all’esterno, permettendo così di fare anche i boccoli:
.. decisamente un bel salto di qualità! Piastra IN CERAMICA (finalmente!) leggera, maneggievole, con display LCD, regolatore di temperatura, si scalda in un attimo, l’estetica è accattivante (impugnatura in pelle, rifiniture eleganti). L’unico difetto che ho riscontrato è che le due piastre, quando si chiudono, non aderiscono perfettamente l’una all’altra, perciò quando si liscia una ciocca bisogna fare un lavoro di polso e forzare un po’ per far sì che ‘chiudano’ perfettamente il capello. Ma è uno sforzo asssolutamente sopportabile! Per ora devo dire che mi sono trovata bene, la lisciatura viene bene e il capello resta lucente e leggero, a differenza di quando usavo la vecchia piastra. Certo, ancora non ho raggiunto la perfezione della mia parrucchiera (la quale ha in dotazione una favolosa piastra fuxia di ultima generazione, che liscerebbe anche il pelo di un barboncino), ma sto impegnandomi a usare prodotti specifici (maschera ricostituente, spray termoprotettivo, olio di semi di lino) e a dividere i capelli in piccole ciocche.
Per quanto riguarda l’utilizzo della piastra per creare i boccoli, sono grata ai suddetti video per avermi mostrato come maneggiare un arricciacapelli, questo sconosciuto. Fino alla settimana scorsa mi struggevo per capire perchè invece di assomigliare alla bellissima ragazza protagonista dei video (boccoli elastici e attorcigliati come la coda di un maialino) mi ritrovassi con ciocche di capelli impazziti e privi di forma. Ora ho imparato la tecnica, e ho constatato che i risultati sono migliori con la piastra piuttosto che con l’arricciacapelli. Sono in attesa della serata giusta per il debutto in società dei miei boccoli alla Shirley Temple (finora li ho provati soltanto su alcune ciocche). E ora vi presento colei che è diventata la mia guru in fatto di capelli:
PS: le ragazze asiatiche sono assolutamente all’avanguardia in fatto di trucco e capelli! La maggior parte dei video e dei blog che ho trovato appartengono a ragazze dai tratti orientali!
Pubblicato da: pebble7 su: ottobre 16, 2008
Ieri pomeriggio mi sono fatta il secondo tatuaggio. Sul piede. Una farfalla. Un dolore immane. Sì, è vero: la percezione del dolore è molto soggettiva. C’è chi è in grado di tollerare più di altri, ma penso che questo non significhi che ci sia gente che avverta meno dolore rispetto ad altri. Semplicemente c’è chi riesce a distrarre la mente e portarla in un luogo del pensiero in cui non esiste il dolore, o almeno in cui il dolore sembra essere meno acuto!
Vi racconto la mia esperienza: innanzitutto questo tatuaggio ce lo siamo fatto io e la mia migliore amica, identico. Raffigura una farfalla stilizzata, realizzata con una serie di ghirigori e linee curve tra le quali siamo riuscite ad identificare anche le nostre iniziali (merito della fantasia del tatuatore: effettivamente chi non ne è al corrente non vede nessuna lettera, e anche chi ne viene informato resta assai perplesso. Io stessa ho bisogno di qualche istante per individuarle!). Abbiamo prenotato l’appuntamento più di 2 mesi fa, dopo anni in cui ci eravamo ripromesse di farlo alla fine dell’estate. Inesorabilmente le estati passavano e noi non ci decidevamo a compiere il grande passo. Finalmente quest’anno ce l’abbiamo fatta! All’apertura dello studio ci siamo presentate alla tatuatrice, che ha subito fatto la fatidica domanda: ‘Chi va per prima?’ ‘Eh eh.. io’, ha risposto sconsolata la mia amica (che d’ora in avanti chiamerò convenzionalmente Dora). Infatti avevamo già concordato che avrebbe iniziato lei per prima, in quanto quello sarebbe stato il suo primo tatuaggio ed era la più spaventata delle due. In effetti è stato meglio così: vedere il modo in cui si contorceva sofferente, si mordeva il braccio per la disperazione e esclamava ogni tanto ‘Cazzo!’ mi ha messa in guardia e mi ha resa psicologicamente pronta. La mia amica non è certo famosa per essere un cuor di leone: è piuttosto intollerante, mal sopporta qualsiasi situazione di disagio, e per certi aspetti è un pochino viziata e abituata bene: perciò se da un lato pensavo, in un tentativo di auto-consolazione, che stesse esagerando, dall’altro leggevo sul suo viso rosso e sudato un dolore VERO che mi preoccupava! Tra l’altro dopo pochi minuti dall’inizio della tribolazione Dora ha chiesto un bicchiere d’acqua fresca e la tatuatrice, gentile e disponibile, le ha procurato anche un cioccolatino per farle riprendere colore e le ha reclinato la poltrona in modo che fosse completamente sdraiata. Si è sentita meglio e l’opera è continuata, tra smorfie e la mia mano, stretta alla sua, che nei momenti più critici veniva stritolata.. quando finalmente è arrivato il mio turno Uomo ha preso posto sullo sgabello alla mia sinistra, porgendomi braccio e mano su cui sfogare il dolore. Dora sedeva su una sedia a debita distanza, finalmente libera dalla tortura e impegnata a rimirare il risultato finale. La tatuatrice impugna il ferro del mestiere e, oh mio dio!, il dolore è atroce: ‘Puttana merda!’ è la prima cosa che riesco a dire. Nei primi minuti mi sembra di impazzire per il dolore, e me la prendo con Uomo che si ostina a darmi istruzioni, fare domande, intavolare conversazioni, mentre l’ultima cosa che desidero fare è parlare: mi sento come se mi stessero trivellando il piede alla ricerca del petrolio. Dora mi guarda piena di compassione, con uno sguardo che significa ‘Male vero? Ti capisco’. A un certo punto decido che sarebbe improponibile passare un’ora in quella maniera, devo creare un diversivo: inizialmente inizio a vagare con la mente, penso a cose inutili e senza senso ma che almeno mi tengono lontana dal momento doloroso che sto vivendo. Poi tiro fuori tutto l’orgoglio e la voglia di fare bella figura agli occhi di chi mi sta intorno: voglio che Uomo sia fiero di me e del modo in cui sopporto! Piano piano raggiungo uno stato ‘zen’ in cui cerco di dimenticarmi del dolore: è sempre lì, è sempre forte, ma io lo tengo a bada e mi mostro superiore, tanto che alla fine finisco a fare i grattini sulla testa e sul braccio a Uomo.. rendetevi conto! IO che faccio i grattini a LUI mentre un trapano impazzito mi bucherella il piede! La tattica si rivela comunque azzeccata: il mio tatuaggio è completo in minor tempo rispetto a quello di Dora, il tempo è passato più o meno velocemente, il mio stoico coraggio è stato ricompensato da un disegno che mi appare bellissimo e senza sbavature!
Sono davvero contenta del risultato ma allo stesso tempo ne sono gelosa; ve ne mostrerò perciò solo un piccolo dettaglio:
Non si capisce granchè lo so, ma la foto è stata scattata con il mio cellulare, in condizioni di luce pessime! Tra qualche giorno, quando il piede si sarà sgonfiato, sarà tornato al suo colore naturale, avrà finito di buttare fuori inchiostro e di tormentarmi ogni qualvolta io debba infilarmi le scarpe, sono sicura che sarà fantastico!
A presto,
Pebble
Pubblicato da: pebble7 su: ottobre 15, 2008
Ecco, è giunto il momento di raccontare come è andata a finire la tragedia del compleanno. Lunedì mattina grazie ad un aggancio tematico sono entrata in argomento: ho spiegato a Uomo in modo molto pacifico e privo di astio i motivi per cui i regali di compleanno non mi fossero andati troppo a genio. Lui ascoltava attento, probabilmente colmo di vergogna, e ogni tanto abbassava il capo. Non chiamatemi stronza! In questi momenti mi si stringeva il cuore e non pensavo ai pianti che mi ero fatta nel mio letto, al rancore represso, al desiderio immane di avere quella maledetta Nintendo DS che era stato così crudelmente ignorato dal mio amato. In quel momento vedevo il mio frugoletto triste e abbacchiato (non so dirvi se fosse una reazione sincera o una tattica abilmente studiata per farmi sentire in colpa per averlo fatto sentire in colpa. Sottile, vero?), deluso da se stesso. E NON ho girato nel coltello nella piaga. Non ho menzionato le piccole cose che hanno alimentato il fuoco del mio rancore: frasi di Uomo come ‘Eh sì volevo prenderti la DS ma ho visto che al Mediaworld era finita!’. Eh certo, c’eravamo andati insieme al Mediaworld, e l’avevo piacevolmente osservato mentre sgattaiolava da un lato all’altro del negozio per cercare la DS, deliziata dalla convinzione che un moroso che avesse azzeccato in modo tanto perfetto, e con pochissimi condizionamenti da parte mia, tra l’altro assolutamente buttati lì nel discorso e affatto espliciti, il regalo di compleanno da me desiderato meritasse di essere portato all’altare seduta stante. Alla fine avevamo constatato che lì la DS non ci fosse, per poi ritrovarci a contemplarla nella varia gamma di colori nel negozio accanto.. Per cui se lui avesse voluto VERAMENTE regalarmela, avrebbe saputo benissimo dove cercarla! Nello stesso negozio in cui eravamo stati insieme! Quando glie l’ho fatto notare lui ha asserito serafico ‘Ah già’, per poi cambiare argomento. Vi rendete conto con chi ho a che fare?? Quando nel post precedente ho scritto che Uomo è pessimo nel raccontare le bugie, o nel dissimulare qualsiasi fatto/concetto/opinione, non scherzavo mica! Sarà che io ormai lo conosco talmente bene che posso prevedere e analizzare in maniera minuziosa e scientifica ogni sua reazione, ogni suo gesto, captando nelle sue parole una minima esitazione o incoerenza. Io sono più pedante e meticolosa di Kay Scarpetta, ma per non sembrare eccessivamente abile ci tengo a sottolineare quanto lui sia scarso nel mentire! Sapeste quante frottole mi ha raccontato, che io ho sistematicamente smascherato!
Ma sto divagando. Tutto questo ragionamento intricato serve soltanto per dire che se dovessi ogni volta lottare per dimostrare la mia ragione, la mia relazione non sarebbe durata più di un paio di settimane. Ci sbatto continuamente la testa con questi suoi infantili comportamenti e sotterfugi, ma dopo un paio d’ore di urla e pianti riconosco che è impossibile cercare di cavarci un ragno dal buco: me lo devo tenere così Uomo, con i suoi insopportabili difetti, perchè lo amo tanto, e perchè ha tante altre qualità meravigliose, e perchè è l’unico ragazzo con cui io sia mai stata bene per più di qualche mese, con cui non mi annoio mai, con cui, nonostante tutte le differenze caratteriali, mi trovi in splendida armonia.
Tornando a lunedì: sorvolate le varie puntigliose precisazioni che avrei potuto fargli, ho terminato il mio tribolato discorso. A quel punto lui si è detto dispiaciuto e ha annunciato che, come inizio, mi avrebbe portata a pranzo fuori il giorno dopo in un posto carino. Non era precisamente quello che avevo in mente: mi piace andare a cena o a pranzo fuori, e io e lui, causa impegni lavorativi, nel weekend ci siamo andati assai di rado. Ma nella mia testa bacata e avida martellava ancora il pensiero della Nintendo DS, o comunque un regalo più ‘sostanzioso’. Ma era un inizio, e dovevo dargli atto dello sforzo: perciò, dopo essermi lamentata un po’ del fatto che non dovesse assolutamente disturbarsi per me, che ormai quel che era fatto era fatto e che un gesto riparatorio non sarebbe servito a niente, ho deciso di accettare. Quel pomeriggio Uomo è poi venuto a casa mia dopo pranzo, e ci siamo addormentati abbracciati sul mio minuscolo lettino a una piazza. Abbiamo dormito tutto il pomeriggio, vergognandoci del nostro sonno profondo e del fatto di aver poltrito tutto il giorno invece di studiare! Mentre lo accompagnavo alla porta, poi, mi ha detto che i programmi erano cambiati, che saremmo partiti l’indomani al mattino presto per una località misteriosa. Dopo cena ci siamo scambiati SMS in cui io continuavo a lamentarmi per la decisione ‘posticcia’ di andare via (i miei erano lamenti a metà: da una parte mi lamentavo sì perchè le cose non stavano andando esattamente come le avevo immaginate, dall’altra era un semplice modo per stimolarlo, uno dei nostri soliti simpatici ‘siparietti’): volevo sapere dove saremmo andati, cosa avrei dovuto mettermi, cosa portare.. ne ho ricavato un ‘vestiti comoda e porta il libretto universitario. E vai a letto presto che domani sono da te alle 7.30!’.. praticamente all’alba!
Morale della favola: siamo andati a Venezia! Non c’ero mai stata (sì lo so, equivale a un orrendo delitto!) e l’ho trovata meravigliosa! Anche se, avendo visitato la Biennale, della città vera e propria abbiamo visto ben poco: giusto gli splendidi scenari durante il tragitto dal parcheggio a Piazza San Marco, i dintorni della piazza e i luoghi della mostra. Uomo ha pagato tutto, dalla benzina all’autostrada al parcheggio al pranzo all’ingresso alla mostra: TUTTO! Ed è un evento straordinario considerata la sua taccagneria congenita! Certo, si è lamentato un po’, rinfacciandomi con un paio di battute scherzose quanto stesse spendendo per me.. ma non posso avere tutto nella vita, no?
A presto!
Pebble